Vanni Ronsisvalle - LA LUNA MAMMARAI E IL SORRISO DELLA GIOCONDA

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11/04/2018

Vanni Ronsisvalle - LA LUNA MAMMARAI E IL SORRISO DELLA GIOCONDA

Vanni Ronsisvalle
LA LUNA, MAMMA RAI E IL SORRISO DELLA GIOCONDA

Un uomo si aggira per l’Europa, la vecchia Europa delle cattedrali e degli Spiriti Eletti,
vede cose ragguardevoli, incontra altri uomini e ne scrive. Si aggira per il mondo più vasto,
di qua e di là degli oceani, dei grandi fiumi nelle città tra foreste di grattacieli, capolavori
della modernità; vede luoghi e persone che valgono la pena di essere raccontati. Un cameraman
(della RAI) filma ciò che lui guarda con interesse; un doppio sguardo convenzionale.
In queste pagine scorrono l’una accanto all’altra avventurose storie di letteratura e
anche tempestose storie d’arte. E la storia-storia con personaggi monumento. Una imperatrice
spodestata dalla prima guerra mondiale (Zita d’Asburgo) e manigoldi salvati dalla
ghigliottina all’ultimo momento; il deluso boia di Parigi, il grande poeta americano Ezra
Pound e Helene Weigel la vedova di Brecht, Italo Calvino e la nipote di Pessoa, l’ultimo
capo dei Sioux in Dakota, narratore di antichi massacri, il controllore del cartoteche ebraiche
di Praga e il padre di Anna Frank; donne bellissime in carne ed ossa o donne dipinte
come esposta al Louvre. Oppure donne-mostro benché bellissime. Come Himelda Marcos
a Manila che mandò di notte le ruspe a spianare il Tondo, bidonville cresciuta accanto al
cantiere di un Palazzo del Cinema che si sarebbe inaugurato all’indomani, intitolato al suo
nome: strage di poveracci straziati nei loro ricoveri di cartone. Avide come la terza o quarta
moglie di Picasso, astute come sua figlia Paloma; Peggy Guggenheim che amò Max
Ernst ed altri due o tre artisti che collezionava; altre api regine simili alle terribili Brunilde
e Fredegonda dell’Età dei Franchi; sesso e potere. Denaro, tanto. Storie di grandi artisti
come Andy Warhol, Mirò e Bonnard o di scervellati che grandi non lo saranno mai. Storie
nei grandi spazi dei quattro continenti o tra le quattro pareti di una camera d’albergo:
Conrad all’Oriental di Bangkoch, Andrè Gide al Timeo di Taormina. Il Double bind, la teoria
del doppio è l’architettura leggera ed avvolgente di questo libro, tratto dal filmico effimero
e da ciò che comincia con l’angoscia della pagina bianca su cui scrivere cose imperiture.
Linguaggio ellittico ed ironico, il filino di humor che non si trattiene nemmeno sulla
porta di un dramma borghese: la vedova Picasso che si suicida quando il ministro Malraux
le presenta l’importo della tassa di successione; Malraux ministro della cultura intenzionato
in quei giorni a sbiancare il paesaggio di Parigi per lasciare il segno, lavare il grigio dei
suoi palazzi.




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